A soli 16 km da Terni e 4 km da San Gemini si incontrano i resti di Carsulae, la cui intera area negli ultimi anni è stata completamente valorizzata e messa in sicurezza. Ad accogliervi un centro d'accoglienza per i turisti e un ampio parcheggio. Un tempo l'intera zona archeologica era liberamente accessibile e meta di pic-nic.
L'antica città romana di Carsulae fu molto probabilmente sconvolta da un movimento tellurico gravissimo, che, nel VI secolo a.C. provocò il crollo di quasi tutti gli edifici. Gli abitanti, dopo la catastrofe, abbandonarono la città. Le rovine, lentamente, furono rocoperte dal terriccio alluvionale proveniente dalle vicine montagne di Cesi.
Gli scavi, che ebbero luogo tra il 1951 e il 1972, riportarono alla luce buona parte del Foro, del Teatro, dell'Anfiteatro, di un arco (detto Arco di San Damiano), un lungo tratto della Via Flaminia e alcune Tombe monumentali.
Il destino di Carsulae è legato a quello della Via Flaminia, importante asse della pianta urbana. Nulla rimane dell'insediamento originale, probabilmente già fondato nel corso del II secolo a.C., poco dopo la costruzione dell'antica strada. Tuttavia, è certo che già nel I secolo a.C., il centro fosse organizzato in forma monumentale, come testimoniato dai resti del portico colonnato scoperto sotto gli stalli dei cosiddetti Templi Gemelli. Durante l'Età Imperiale la forma urbana di Carsulae ricevette l'assetto definitivo, con la costruzione della nuova piazza forense e la creazione di bagni, edifici per esibizioni, ecc. Quasi nulla si può dire dei quartieri residenziali situati affianco al centro monumentale, su cui ancora non si è indagato.
Vi sono prove di una vita ininterrotta per tutta la durata del II e del III secolo, che all'improvviso, invece, cessò nel corso della prima metà del IV secolo, quando la città fù probabilmente distrutta da eventi naturali (si pensa ad un terremoto). In seguito Carsulae fù abbandonata, forse anche per la scarsa importanza del ramo più ad ovest della Via Flaminia. Sembra non esserci traccia di un'occupazione successiva, se non sporadica.
La visita di Carsulae inizia con un monumento della prima epoca cristina e alto-medioevale, la Chiesa di San Damiano, costruita sui resti di un edificio romano la cui funzione è incerta. La consacrazione a San Damiano (o più probabilmente, ai santi Cosma e Damiano) è piuttosto inusuale e perciò interessante, in quanto luoghi di culto con simili consacrazioni sembrano essere caratteristici del periodo bizantino.
Di fronte alla chiesa è visibile la pavimentazione della Via Flaminia, un tratto piuttosto lungo scoperto che corrisponde al percorso della strada urbana.
Le rovine di alcune stanze delle Terme sono visibili più a sud, in una zona vicina ai confini meridionali della città romana.
Non lontano dalla Chiesa di San Damiano, sui due lati della Via Flaminia, si possono notare i resti di una serie di stanze, forse dell'epoca tardo repubblicana. Quelle sulla destra, arrangiate attorno a un cortile centrale, erano probabilmente di uso pubblico.
Procedendo verso nord, si incontrano i resti del Foro, per la gran parte costruito su terrazzamenti in muratura, in direzione opposta ai quali ci sono una serie di ambienti a volta (tabernae) di fronte alla strada, i quali, probabilmente, erano usati per scopi commerciali. Si accede alla Via Flaminia per mezzo di due archi monumentali con la facciata quadrata: il primo, quello più a sud, era situato in prossimità dei cosiddetti Templi Gemelli, dei quali rimangono oggi soltanto i podi. Erano due piccoli edifici di culto del terzo stile posti fianco a fianco, con le stesse dimensioni e consacrati ad una coppia di divinità sconosciute. Il secondo ingresso apriva su un portico che delimitava il lato nord della piazza che era dominata da alcuni edifici pubblici di cui sono ancora visibili i resti. Tali edifici consistono di quattro stanze absidali rettangolari, tutte caratterizzate da decorazioni preziose sia sui muri di marmo che sul pavimento (i resti del pavimento dell'opus-sectile sono ancora visibili in due stanze).
Girando alla volta del lato ovest del Foro, le rovine di alcune strutture con pareti suggeriscono la presenza di un edificio largo, probabilmente un tempio di notevole importanza.
Andando un po' più avanti, nella stessa direzione, si arriva ad una Cisterna opus reticultamum. Questa struttura, forse originariamente collegata con le Terme vicine, è stata ora trasformata in un antiquarium.
Ritornando sulla Via Flaminia, ad est e in senso assiale della piazza del Foro, si possono osservare i resti della Basilica, un grande palazzo rettangolare diviso in tre navate con due file di colonne e absidi ornamentali, per l'amministrazione della giustizia e il commercio. Dietro ad esso, sul lato più ad est del centro residenziale, ci sono il Teatro e l'Anfiteatro. Il Teatro, interamente costruito in opus reticulatum e ancora molto ben conservato, può essere attribuito al periodo augusteo e datata ad un periodo molto più antico rispetto all'Anfiteatro adiacente. Dall'Anfiteatro, situato all'interno di una cavità naturale del terreno, si può apprezzare la metà sud della cavea, gli acessi agli assi principali e alcune entrate secondarie che portano agli scalini.
Procedendo ancora verso nord sulla Via Flaminia, si raggiunge l'Arco di San Damiano, una porta monumentale del periodo augusteo, la quale fissa i confini, anche simbolicamente, della città (senza mura) sul lato sud. L'Arco originariamente era un arco a tre fornici (i due fornici minori laterali sono collassati) ed è completamente ricoperto di lastre di marmo.
Subito fuori la porta, alcune Tombe monumentali (restaurate) sono visibili. La prima e quella più larga appartiene dal tipo tumulus, particolarmente in voga tra le famiglie artistocratice fra la fine del periodo repubblicano e quello augusteo. L'iscrizione conservata presso Palazzo Cesi ad Acquasparta si riferisce probabilmente a questo monumento funerario. Senza dubbio proviene da Carsulae e parla di alcuni membri della gens Furia, una delle famiglie di Carsulae più prestigiose.
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