A circa 15 km da Terni, risalendo l'Altipiano delle Marmore, in direzione Rieti, dopo circa 6 km dal borgo di Marmore, incontriamo il paese di Piediluco e il suo incantevole lago, di forma lunga ed articolata, immerso nel verde. Sulle sue rive si gode una incosueta pace.
Il Lago di Piediluco è il secondo specchio d'acqua dolce in Umbria per estensione, dopo il Lago Trasimeno. Il Lago di Piediluco non supera i 20 metri di profondità. Il borgo di Piediluco è l'unico centro abitato che sorge sulle sue rive. Piediluco è un bellissimo paesino di origine mediovale, caratterizzato da vie strette e ripide.
Il Lago di Piediluco è stato di recente dichiarato nuovamente balneabile. Le analisi di Goletta dei Laghi fotografano una situazione delle acque piuttosto rassicurante.
Il nome del borgo - Piediluco - significa ai "piedi del bosco". Lo specchio d'acqua nasce ai piedi del Monte Luco, sovrastato da una Rocca dell'Albornoz trecentesca, e del Monte Caperno, detto anche Montagna dell'Eco, così chiamata perchè dalla sua base sulle rive del lago, si ha un'eco perfetta.
La Rocca medioevale sul Monte Luco è stata ricostruita e fortificata dall'Albornoz sulle rovine di un castello precedentemente edificato. Le mura del castello originario scendevano giù verso il lago, fino a racchiudere l'intero borgo di Piediluco.
La Chiesa di San Francesco di stile gotico presenta un portale ornato da rilievi di marmo del XIII secolo che raffigurano imbarcazioni, pesci e strumenti per la pesca.
In pochi sanno che Piediluco è un lago di sbarramento di origine alluvionale, la cui formazione risale al Quaternario. La sua origine è fortemente legata all'evoluzioni subite dal Nera e dal Velino. Il lago costituisce infatti un "relitto" dell'antico Lago Velino, che si estendeva nella pianura reatina fino quasi a lambire il borgo di Marmore. La formazione della Cascata delle Marmore è strettamente connessa; è stato dimostrato che nella fase preistorica le acque del Velino riuscirono - in modo del tutto naturale - ad aprire un varco verso il Nera. Originariamente il Nera e il Velino scorrevano sullo stesso livello, ma con il passar del tempo le acque del Nera, tramite un'azione corrosiva, incisero la Valnerina, mentre quelle del Velino, con un'accentuata attività incrostante (per il bicarbonato di calcio in esse presenti), hanno generarono un grande blocco di travertino proprio in corrispondenza dell'originaria confluenza dei due fiumi. Tale blocco divenne un ostacolo per il deflusso del Velino nel Nera, e così si è formato il Lago Velino. Inizialmente solo una serie di piccole cascate faceva precipitare le acque del Lago Velino nell'ormai sottostante Nera. Ma, come già detto sopra, il Velino è successivamente riuscito ad aprirsi un varco vero e proprio, precipitanto nel Nera in modo copioso, portando così allo svuotamente parziale di quello che era il Lago Velino. Successivamente, presumibilmente nel 272 a.C. il console romano Manio Curio Dentato avrebbe fatto scavare un canale artificiale nel banco di travertino di cui sopra per poter svuotare ulteriormente la pianura reatina dalle acque stagnanti. Nel corso degli anni, però, le acque del Velino finiro per ustruire di nuovo il loro varco verso il Nera. Nel 1596, Papa Clemente VIII incaricò Domenico Fontana di realizzare un nuovo emissario, adiacente al primo, regolamentato da un ponte per controllare il flusso delle acque nei periodi di piena.
Ma torniamo ai giorni nostri. Le acque del Medio Nera si immettono nel lago in corrispondenza del braccio di Ponticelli, mentre quelle del Rio Fuscello - unico immissario naturale - si immettono in corrispondenza del braccio di Ara Marina. In corrispondenza del braccio di San Nicolò un canale artificiale funge da emissario. Fino al XX Secolo un emissario naturale collegava il Lago di Piediluco con il fiume Velino, prima che si gettasse nel Nera, dando vita alla Cascata delle Marmore. In realtà, il Velino poteva fungere anche da immissario; ciò accadeva quando era colpito da piene, oppure quando il livello del lago decresceva a causa di processi di evaporazione. Il Lago di Piediluco, dunque, svolgeva un ruolo importante come naturale regolatore della portata delle acque del Velino. Nella prima metà del '900 vi è stato un intervento drastico ad opera dell'uomo al fine di utilizzare le acque del lago per la produzione di energia elettrica (nella centrale di Galleto). E' stato così realizzato un canale artificiale, che collegava il lago con il Velino, ed una diga mobile per regolarne il deflusso e poter sfruttare le acque. Successivamente, si è anche intervenuti per creare un canale artificiale - che scorre quasi del tutto in galleria - tramite il quale sono state fatte immettere nel lago le acque del Medio Nera, deviandole dal loro corso naturale nei pressi di Triponzo. E' così che il Lago di Piediluco è stato trasformato in un vero e proprio "bacino di ritenuta" per lo sfruttamente idroelettrico. A risentirne in modo netto sono state le condizioni ambientali del lago. Si ritiene che la scomparsa della rovella, un tempo numerosissima nel lago, si da attribuire proprio a ciò, in particolar modo alla modificazione della temperatura delle acque del lago.
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