La Val di Gressoney, chiamata anche Vallaise, ha inizio dal Monte Rosa. La valle, insieme alla Valle d'Ayas e alla Valsesia, forma l'area sciistica del Monte Rosa, con centri sciistici leader non solo a livello italiano, ma mondiale.
A differenza di quel che si possa pensare, il Monte Rosa non deve il suo nome al suo caratteristico colore rosa, ma al termine roja, che significa ghiacciaio.
"A piè del monte la cui neve è rosa
in sul mattino candido e vermiglio,
lucida, fresca, lieve, armoniosa,
traversa un'acqua che ha nome del giglio"
Con questi bellissimi versi Giosuè Carducci descrive la stupenda Val di Gressoney, citando il Monte Rosa e il Torrente Lys.
La valle si apre, tra stretti dirupi, toruose rupi, e terrazze con vigneti e castagni, con il villaggio di Pont-Saint-Martin, che deve il suo nome a un magnifico ponte romano, ad oggi perfettamente conservato, che sovrasta il Torrente Lyr. Il ponte costruito dai Romani nel I secolo a.C. - la prima costruzione dei Romani nella Valle d'Aosta - ha un arco di 32 metri di corda, è alto 23 metri e largo 5. Il ponte è stato costruito in pietra micacea, che al chiarore della luna ha riflessi di madreperla. Questo antico ponte ha una sua leggenda, per la quale, ancora oggi è detto Ponte del Diavolo. Qui l'antico e il moderno si fondono perfettamente, regalandoci un quadro davvero suggestivo.
Proseguendo verso nord incontriamo un paesino arroccato su ripidi pendii. Si tratta di Perloz, le cui case, ancora oggi, conservano un aspetto tipicamente medioevale. Degno di nota, in particolare, è il Santuario di Nostra Signora della Guardia, che, solitario, sovrasta il borgo. Da Perloz ebbero origine i nobili di Valléise, che per molto tempo furono i signori della Val di Gressenoy. Poco più avanti, proseguendo il nostro itineraio verso nord, incontriamo il Castello d'Hérèra, che oggi è stato trasformato in chiesa.
Incontriamo poi la bella borgata di Lillianes e il bel paesino di Fontainemore, con scorci da cartolina.
Abbandonata la zona dei castagni, si accede così nella zona degli abeti. E' proprio qui che la Val di Gressoney si rinserra e si inabissa nell'Orrido di Guillemore, dove le acque del Torrente Lys precipitano con molto fragore. Questa caverna scavata dal Lys nelle viscere dei monti - non l'unica della vallata - ci regala uno spettacolo emozionante e al contempo pauroso. Suggeriamo di fermarsi ad osservare il tutto dall'antico ponte che lo sovrasta.
Quasi a contrasto con lo scenario appena descritto, la conca in cui si adagia il villaggio di Issime; conca che ci regala un paesaggio sereno, tra pascoli e boschi. Ad Issime merita assolutamente una visita la sua splendida Chiesa, in particolar modo per l'affresco che rappresenta il Giudizio Universale. Issime è un importante e delizioso centro di villeggiatura, ricco di alberghi, ville e casette. Appoggiato al muro della casa comunale c'è un vecchio scranno in legno, che serviva da sedile al castellano del paese, il quale, da li, teneva corte di giustizia; davanti a lui, qui imputati stavano legati con pesanti catene, che ancora oggi sono conservate. Il borgo offre bellissimi dintorni, che possono essere piacievoli mete per passeggiate. Gli abitanti di Issime parlano una lingua che è molto simile al tedesco; cosa assai tipica della Val di Gressoney. Ciò si spiega con una trasmigrazione di molti svizzeri tedeschi, che sono venuti ad abitare in queste terre molti secoli fà. Ancora sono ignote le motivazioni.
Poco dopo Issime, si incontra il villaggio di Gaby, anch'esso bello e accogliente centro di villeggiatura. Anche qui, fino a pochi anni fa, si parlava un dialetto tedesco.
Proseguendo il nostro itinerario verso nord, incontriamo una stretta e selvaggia gola, disseminata di pietraie. Emozionante è passare sopra l'altissomo Ponte di Trentaz, che sofrasta il Torrente Lys.
Giungiamo a La Blatta, la prima frazione di Gressoney, che da il nome alla vallata. Qui possiamo osservare le belle e tipiche case in legno sorrette da pilastri.
Salendo ancora, incontriamo bellissimi chalets, e finalmente arriviamo nel punto in cui possiamo godere la vista della meravigliosa Conca di Gressoney. La conca è tutta un susseguirsi di praterie cosparse di paesini, ville e alberghi. Sullo sfondo il Monte Rosa e le vette del gruppo del Lyskamm.
Proseguiamo il nostro itinerario fino a raggiungere Gressoney-Saint-Jean, che ci regala deliziose casette in pietra e legno. Il paese, ricco di splendidi alberghi e ville, è una delle più frequentate stazioni alpine. D'inverno si trasforma in un animato centro per sport invernali. La Seggiovia di Weissmatten permette di salire sino a quota 2019, da dove si può ammirare un panorama mozzafiato. Tipici di Gressoney sono i costumi pittoreschi indossati dalle donne: gonna di panno rosso, corpetto di velluto nero a ricami d'oro. La gente del paese è molto ospitale. Oltre il Lys, emerge dal bosco di pini il sontuoso Castello dei Savoia, che per 30 anni è stata la residenza prediletta della Regina Margherita. Il Castel Savoia è visitabile da marzo a settembre, dal lunedì al sabato, dalle 10 alle 12 e dalle 13 alle 17.30, mentre la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 13 alle 18.30; da ottobre a febbraio, dal lunedì al sabato, dalle 10 alle 12 e dalle 13 alle 16.30, mentre la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 13 alle 17.30. Il biglietto d'ingresso per gli adulti è di 5 €; mentre per i bambini l'ingresso è gratuito. Per informazioni, chiamate lo 0125355396.
Proseguendo il nostro itinerario, tra casolari e ville, ammiriamo il Lys precipitare con fragore da un promontorio, e incontriamo finalmente Gressoney-la-Trinité. Qui la valle diventa austera, quasi solente, e poco più avanti si chiude nell'affascinante scenario del Lyskamm e del Monte Rosa, famosi e suggestivi per i loro ghiacciaii. Anche Gressoney-la-Trinité è un notissimo centro turistico sia estivo che invernale. Da qui consigliamo passeggiate al Ghiacciaio di Lys, al lago artificiale del Gabiet e alla Cappella di Sant'Anna. Per i più esperti e avventurosi, consigliamo, invece, la salita alla Testa Grigia e la salita al Corno Bianco.
Secondo una leggenda, il Monte Rosa nascondeva alla vista un paese fatato. Per svelare questo mistero nel 1778 cinque giovani di Gressoney conquistarono, per la prima volta in assoluto, la vetta del colosso. Giunti a quota 4370 metri, potettero vedere il versante opposto e scorgere un immenso ghiacciaio che sprofondava fino ai pascoli della Svizzera. Chiamarono lo sperone di roccia da cui godettero tale spettacolare vista con il nome di Roccia della Scoperta. Dopo 40 anni, Giuseppe e Nicola Vincent raggiunsero a quota 4215 la cima che prese il loro nome: Piramide Vincent. L'anno seguente, i due fratelli raggiunsero, insieme al naturalista Zumstein, una cima a quota 4573 che oggi porta il nome dello Zumstein. Altre cime del Monte Rosa furono conquistate in quegli stessi anni.
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